giorno del ricordo

 

GIORNO DEL RICORDO, 10 FEBBRAIO 2015.

Giorno ricordo1Con la Legge n. 92, del 30 marzo2004, la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del Ricordo», al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra (art.1).

È stato davvero un “secolo crudele” (per citare Montanelli) quello che da un po’ ci siamo lasciati alle spalle. Un secolo in cui si sono consumate le tragedie più crudeli, gli eccidi più efferati che la storia conserva: il genocidio degli ebrei e la strage delle foibe. Per conservare e perpetrare il ricordo di queste due immani tragedie sono state istituite due ricorrenze civili che cadono a pochi giorni l’una dall’altra: il 27 gennaio si rievocano, nel “giorno della memoria”, le vittime della follia hitleriana; il 10 febbraio si ricordano i martiri delle foibe, vittime della disumana crudeltà del generale Tito.

La solennità civile è stata introdotta nel nostro Paese con la legge 30 marzo 2004 n. 92.

Il GIORNO DEL RICORDO -come si accennava- è dedicato alle vittime delle foibe e dell'esodo forzato dall’Istria.

Una tragedia, questa, a lungo negata e poi finalmente riconosciuta e celebrata con una giornata commemorativa.

Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo, un vero e proprio inghiottitoio. Il termine "foiba" significa "fossa"; esse sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua e possono raggiungere anche i 300 metri di profondità. In quelle voragini -tra il 1943 e il 1947- furono infoibati ("spinti nella foiba") migliaia di italiani, antifascisti e fascisti, colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo di Josip Broz, meglio conosciuto come "Maresciallo Tito"; e insieme a loro donne, vecchi, bambini. Nessuno sa di preciso quanti siano stati i morti: alcune stime parlano di oltre 10.000.

Le vittime, legate tra loro con una corda e con i polsi incatenati Giorno ricordo2con il filo di ferro dietro la schiena, venivano condotte sul luogo dell'esecuzione a bordo di autobus, tristemente noti come "corriere della morte". Terminata la strada, procedevano a piedi fino all’orlo dell’abisso. Lì i carnefici solitamente sparavano un colpo di pistola o di fucile alla testa del primo della fila: la vittima, precipitando nella gola dell’anfratto, si trascinava dietro i propri compagni ancora vivi, legati alla stessa corda. Una vera e propria mattanza perpetrata con crudeltà e ferocia inaudite.

Ai tanti soldati, civili, religiosi, vecchi, donne, bambini, così barbaramente trucidati, va il nostro pensiero; a loro rendiamo il dovuto onore... Sono essi i “martiri” di riferimento che ci fanno riflettere su ciò che è stato… ci spingono a dire NO alle ingiustizie, ai soprusi, alle violenze di qualsiasi tipo e da qualsiasi parte vengano.

Carlo Azeglio Ciampi, presidente della repubblica, nell’anno 2006 in occasione delle celebrazioni del 10 febbraio dichiarò: «L'Italia non può e non vuole dimenticare: non perché ci anima il risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro».

Non si può che condividere, pienamente: come ognuno di noi aborrisce quelle barbarie, così ognuno di noi deve dare il proprio contributo perché ciò che, purtroppo, è stato non accada mai più.

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Per approfondimenti segnaliamo i seguenti link:

La storia siamo noi - Le foibe -
Correva l'anno - Foibe -
L'Esodo e le Foibe
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(dal Parmenide, il 7 febbraio 2015)