IL 19 MARZO, GIORNATA DELL'IMPEGNO E DELLA MEMORIA

Gli anni scorsi, in occasione del 19 marzo, la Regione Campania aveva decretato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per celebrare il ricordo di don Peppino Diana, il sacerdote di Casal di Principe ucciso dalla camorra casalese.

Quest'anno, di concerto con l'Ufficio Scolastico Regionale, i sindacati di categoria e le associazioni attive sul tema della legalità, la Regione ha dichiarato il 19 marzo "festa della legalità", confermandolo come giornata dell'impegno e della memoria, nel corso della quale le istituzioni scolastiche sono invitate a programmare -nell'ambito della propria autonomia- iniziative a favore della legalità, contro ogni tipo di mafia e di violenza.

Da quest'anno la data del 19 marzo si trasforma in un importante momento di riflessione sulla legalità da fare a scuola.

Pertanto, i docenti di tutte le classi (o di gruppi di classi), possono assumere, da subito, tutte le iniziative che ritengono opportune per onorare la memoria delle tantissime vittime cadute sotto i colpi di mafia, 'ndrangheta, camorra o qualsiasi altra forma di associazione delinquenziale organizzata.

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Chi è (era) don Peppino Diana?

Don Peppino Diana è una vittima innocente della camorra.

Fu massacrato perché fortemente impegnato nella lotta alla mafia a Casal di Principe.

Il coraggioso sacerdote visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese (1989-1994).

Il barbaro omicidio, dicono gli atti processuali, maturò in un momento di crisi della camorra casalese. In questo periodo, una fazione del clan ordinò l'omicidio di don Peppino Diana, personaggio molto esposto sul fronte antimafia, per far intervenire la repressione dello Stato contro la banda che ormai aveva vinto la guerra per il controllo del territorio.

donPeppino2Alle 7.30 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana viene assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe (CE), mentre si accinge a celebrare la Santa Messa. Due killer lo affrontano con una pistola calibro 7.65. I quattro proiettili vanno tutti a segno, due alla testa, uno in faccia e uno alla mano, Don Peppe muore all'istante. L'omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia e un messaggio di cordoglio venne pronunciato anche da Giovanni Paolo II durante l'Angelus.

La sua opera, il suo impegno, la sua speranza di sconfiggere la mafia non devono essere dimenticati (perciò il 19 marzo!) e possono, devono essere di insegnamento e di stimolo per valorizzare e difendere la legalità in tutti gli ambiti e in tutte le parti del mondo.